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‘Vogliamo la verità, anche se questo non ci ridarà Francesca. Se qualcuno ha delle colpe per la sua morte dobbiamo saperlo e vogliamo che paghi’.

Seduti davanti a noi ci sono il fratello e una delle sorelle di Francesca Piras, la 23enne trovata morta lunedì mattina a Prato di Correggio, a casa di un amico. Gli inquirenti pensano che abbia assunto cocaina tagliata con sostanze tossiche; così come Roberto Siligardi, 28enne trovato senza vita nella sua abitazione di Gavassa nella stessa mattina.

Francesca era la più giovane di quattro fratelli. Viveva con due di loro e con la madre Luisella a Montecchio.

Mauro Piras, 25 anni, trattiene a stento le lacrime. La 27enne Valentina è risoluta: ‘Nostra sorella non era una tossicodipendente; era una ragazza come le altre, piena di vita e di sogni. Non se l’è andata a cercare’. Dicono di essere una famiglia distrutta, e non è difficile crederci.

Parlano nello studio del legale che hanno scelto per tutelare la loro posizione, l’avvocato Vainer Burani.

Raccontano di quella notte, la notte tra il 29 e il 30 aprile. Francesca era uscita per andare in discoteca come faceva spesso. Sarebbe dovuta rientrare intorno alle 3, come sempre, ma alle 5 la madre si è svegliata e non ha visto Francesca nel suo letto. L’ha chiamata sul cellullare, ma il telefono era spento. ‘Abbiamo pensato ad un incidente’, dicono i fratelli, ‘abbiamo contattato gli ospedali, e i medici ci hanno detto di chiamare i carabinieri’. In mattinata, hanno saputo del dramma. Non conoscono il ragazzo che ha ospitato la sorella per la notte, nella casa in cui lei è morta.

La famiglia Piras, originaria di Cagliari, vive in val d’Enza da 20 anni. Francesca aveva frequentato le magistrali per qualche tempo, poi aveva abbandonato gli studi. Aveva fatto la barista. Da un anno lavorava alla tabaccheria-ricevitoria del Meridiana di Reggio.

di Margherita Grassi