di Lino Lava

PADOVA (4 novembre) – Ieri mattina la domanda è arrivata diritta in Procura a Padova. Dove sono finiti i milleduecento quintali di percolato della discarica di Roncajette? Il tratto di argine del canale ha ceduto e l’enorme inondazione ha allagato anche l’intera discarica. Ebbene, ieri mattina gli abitanti della zona si sono accorti che non si vedono più i quattro contenitori cilindrici che contengono ognuno trecento quintali di percolato, la sostanza nociva solubile dei rifiuti.

E c’è il pericolo che la sostanza tossica abbia inquinato le migliaia di ettolitri d’acqua fuoriusciti dal Roncajette che adesso allagano due interi comuni. Certo, come si poteva prevedere che ottanta metri di argine avrebbero ceduto sotto la forza dell’acqua dei giorni scorsi? Ma nessuno degli abitanti della zona, ieri mattina, ha visto nella discarica, che si trova alle porte della città, i tecnici dell’Arpav, quelli dell’Aps, quelli della Protezione civile. Insomma, nessuno si sarebbe preso la briga di analizzare subito quell’’acqua. Quando gli allagamenti saranno rientrati bisognerà contare anche i presunti danni causati da un sospetto inquinamento di percolato.

La Procura conosce bene la pericolosità della discarica di Roncajette. Il 14 febbraio di tre anni fa l’ex giudice monocratico Lara Fortuna emise una sentenza di condanna nei confronti di due ex dirigenti dell’ex Amniup. Nella sentenza si afferma che per decenni avevano trasformato in “pattumiera” decine di ettari di terreno. Certo, il tempo dà una mano alla prescrizione. Ma la prescrizione non assolve nessuno.

Nella discarica di Roncajette, ad occhio e croce, sono stati smaltiti non meno 350 mila metri cubi di spazzatura. Dentro è finito di tutto. La decomposizione dell’”umido”, cioè gli scarti di cucina, e l’azione degli agenti atmosferici ha fatto il resto. Il “percolamento”, vale a dire l’infiltrazione, potrebbe aver raggiunto sia i corsi d’acqua, sia le falde. Nell’area esistono due falde importanti, la prima delle quali situata solo a cinque metri di profondità. E adesso è arrivata anche l’inondazione.

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